Le Stories di Instagram vincono su tutti. Perché hanno successo e perché inserirle all’interno del vostro piano di comunicazione.

10 Dec 2018

Con circa 1 miliardo di utenti Instagram non è il social più diffuso, basta ricordare gli oltre 2 miliardi di persone su Facebook, eppure sembra essere il più utilizzato. Un grande merito in tal senso va conferito alle stories, introdotte nel 2016 ispirandosi a Snapchat, e che vengono utilizzate quotidianamente da 400 milioni dei suoi utenti (dati ricavati dalla ricerca “Taking Stock With Teens” svoltasi negli Stati Uniti).

 

Anche in Italia il social ha un discreto seguito con i suoi 19 milioni di utenti. Un considerevole aumento se si pensa che all’inizio del 2018 erano iscritte 14 milioni di persone, registrando dunque a un aumento del +36%. (dati estrapolati  dallo studio di We Are Social e Hootsuite, pubblicato a gennaio 2018). Se vogliamo analizzare il pubblico troviamo una quasi parità di genere, anche se le donne sono in lieve vantaggio con il 51%. Non sorprende poi sapere che la maggioranza degli utenti rientri nella fascia di età under 35 (59%), con una predominanza del segmento 19-20 anni (20,6 %). (Dati riferiti all’Italia estrapolati da Facebook Inc. a gennaio 2018). Statistica da tenere in forte considerazione poiché sono il pubblico più incline all’acquisto online.

 

Con questi dati tra le mani non c’è da sorprendersi se la piattaforma ha attratto un grande numero di aziende,  che sono circa 25 milioni, e 2 milioni di advertiser. Anche perché si è ricavato da vari sondaggi che il 70% degli iscritti utilizza la piattaforma proprio per seguire i brand, con particolare attenzione ai marchi di lusso, del settore beauty e del food che ben si prestano a un tipo di comunicazione visiva. Interesse in forte aumento grazie all’inserimento delle funzioni swipe up e shoppable post  che consentono di collegare direttamente a stories e post, tramite link, siti web o piattaforme di e-commerce.

 

Perché dunque investire su questo canale, in particolare modo nelle Stories?

 

Se i dati riportati all’inizio dell’articolo non vi hanno convinti, analizziamo con più attenzione questo tipo di contenuti.

Le stories sono video brevi, della durata di 15 secondi, ai quali si possono applicare filtri, adesivi, GIF e con la recente funzione musica anche canzoni, potendo selezionare il frammento esatto che ci interessa del brano. Funzione molto interessante per chi punta a un target giovane, ma su questo faremo un focus più avanti. Una tipologia di content marketing, quella video, che negli ultimi anni sta riscuotendo un enorme successo. Secondo una ricerca condotta da Wyzowl infatti il 72% dei consumatori preferisce l’advertising tramite video e l’81% ha acquistato un prodotto dopo averlo visto in un filmato.

 

Questo dato crescerà e secondo uno studio di Cisco, entro il 2019 i video copriranno l’80% del traffico internet. Arrivando all’ 85% negli USA. Il fattore predominante sarà l’incremento di utenti che avranno accesso alla rete. Si stima che 3.9 miliardi di persone avranno accesso alla rete internet nel prossimo biennio, ma i dispositivi connessi saranno di tre volte superiore l’intera popolazione mondiale.

Questo incremento di devices innalzerà il traffico internet da dispositivi mobili al 66% rispetto al traffico totale, nei successivi quattro anni. Secondo Ericsson invece vedremo un incremento del traffico video del 55% annuo fino al 2020.

 

All’aumento dei contenuti video però diminuisce la soglia di attenzione per persona. Basta ricordare uno studio di Microsoft Canada nel 2015 in cui si registrava un calo da dodici a otto secondi, dal 2010 al 2013. Un pesce rosso ha una soglia di attenzione di nove secondi, giusto per intenderci.

 

Quindi, dobbiamo comunicare per video, ma dobbiamo essere sintetici.

 

Saranno quindi i social come Instagram, in cui i contenuti sono brevi, creativi e disponibili per un periodo limitato quelli che attrarranno maggiormente. A molti potrebbe sembrare uno svantaggio il fatto che i contenuti siano disponibili per sole 24 ore, ma in realtà è uno dei fattori di maggior successo delle stories. Un po’ perché rende questi contenuti “speciali”, devono essere trovati e visti entro la scadenza. Un po’ per via della crescente paura di venir tagliati fuori dai social (FOMO, Fear od Missing Out) considerati alla pari della vita sociale reale.

 

Per concludere, la fascia di popolazione più attiva sui social sono i giovani che ritrovano nel video non solo una forma di svago, ma anche di istruzione. E’ in crescita la presenza di tutorial su Youtube perché è costante la richiesta da parte degli utenti di imparare in autonomia tramite video. E’ a questo atteggiamento che va forse riportata l’inclinazione dei giovani a scegliere un prodotto solo dopo averne visto un video. Forse anche perché sono i contenuti che meglio spiegano prodotti e servizi.  Il 97% degli esperti di marketing hanno constatato che gli utenti comprendono meglio un prodotto se viene presentato loro tramite video. Altro vantaggio è la smania di condividere. Se si tratta di un bel filmato gli utenti sono propensi a ricondividerlo sul proprio profilo e anche attraverso altri canali. Ben l’83% dei consumatori ha dichiarato infatti di aver pensato di ripostare un video di un brand e di questi molti lo hanno anche fatto.

 

Che video è senza musica?

 

Elemento essenziale di un buon contenuto video. Non solo supporta lo storytelling contribuendo al coinvolgimento emotivo dello spettatore, ma è uno dei bisogni fondamentali delle nuove generazioni e quindi un ottimo punto di contatto per chi punta a questo target. Come riportato da Forbes, riprendendo un report di Sweety High, il 94% i giovani (generazione Z, quindi i nati dal 1995) hanno definito la musica importante(92%) o molto importante(73%) e il 45% sostiene che i loro artisti preferiti influenzano molto il loro stile di vita e dunque le loro abitudini di acquisto. Come riportato da Ypulse il 71% delle nuove generazioni ascolta musica quotidianamente dal proprio smartphone, la maggior parte di loro utilizzando Spotify. Ed è stata proprio l’iniziale collaborazione tra Instagram e Spotify che ha portato poi all’inserimento dell’adesivo Musica nelle stories.


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